Alimentazione dei bambini: socialità e dimensione affettiva

Come vediamo a breve, l’alimentazione dei bambini è un aspetto importante, anche dal punto di vista sociale.

Infatti in questo articolo non parliamo di alimentazione dei bambini intesa come dieta o medicina, bensì come veicolo di comportamenti sia individuali che sociali.

L’alimentazione dei bambini è correlata alla dimensione affettiva, quindi osservare i loro disturbi alimentari è utile per aiutarli anche dal punto di vista personale.

Facciamo una premessa.

La prima espressione d’amore fra mamma e figlio avviene attraverso la fisicità, prima di tutto l’allattamento, poi nascono le relazioni affettive con gli altri membri della famiglia, soprattutto con il papà.

Quindi la fisicità che il bambino vive con mamma e papà determina il rapporto che poi avrà con suo corpo.

alimentazione dei bambini

L’educazione in merito a igiene, cura del corpo e comportamento alimentare può diventare terreno di battaglia fra figli e genitori.

Ad esempio, quando mamma e papà dicono “bisogna mangiare tuttoè bene fare la cacca prima di uscirebisogna lavarsi i capelli tutte le sere” spesso esortano i bambini anche a fare presto, imponendo rigidità sia nei tempi che nei modi.

Nei più piccoli questo può generare resistenza, anche caparbia, oppure un’apparente regressione dei comportamenti che tuttavia non esprimono necessariamente disagio o patologie.

Ora, ognuno dentro di sé ha una rappresentazione del proprio corpo.

Poi l’immagine mentale del proprio corpo media il rapporto fra il mondo interiore e l’ambiente esterno.

L’immagine del proprio corpo permette al piccolo di fare ordine nei suoi impulsi corporei, mediando le relazioni e l’ambiente a seconda delle situazioni.

Il bambino crea questa immagine di sé intorno al 18° mese di vita, poi nel secondo anno la realizza attraverso la relazione con la mamma.

In questa fase il bambino prova gioia riconoscendosi allo specchio, poi progressivamente comprende di essere quell’immagine riflessa.

In quella immagine il bambino trova il principio unificatore delle sue sensazioni corporee che, fino a quale momento erano frammentate, infatti riconoscendo la propria immagine allo specchio inizia a padroneggiare il proprio corpo.

Tuttavia attenzione, il primo specchio attraverso cui il bambino si percepisce è lo sguardo prima di mamma e poi di papà

Soprattutto fra il primo ed il secondo anno di vita la relazione con la mamma è fatta di sguardi e parole, restituendo al piccolo una prima forma di definizione di sé.

allattamento

Se sguardi e parole sono benevoli allora esprimono conferma, quindi accettazione, se invece esprimono disapprovazione vengono recepiti dal bambino come rifiuto.

L’atmosfera in cui il bambino viene educato alla regolazione delle sue funzioni corporee influisce poi sul suo sviluppo infantile.

Il modo in cui mamma e papà stimolano il bambino a mangiare da solo, camminare o avere controllo degli sfinteri influisce anche a livello affettivo, determinando la conoscenza che avrà sia di sé stesso che del suo corpo.

Infatti molti disordini del comportamento infantile legati alle funzioni corporee, specialmente quelle alimentari, riflettono questo delicato processo.

Un disordine nel comportamento alimentare dei bambini spesso esprime un’impossibilità transitoria di fare, capire o affrontare un dato momento della crescita, oppure esprime un’opposizione rispetto alla fatica di regolare gli atteggiamenti legati alle funzioni corporee.

comportamenti alimentari dei bambini sono spesso una cartina al tornasole per leggere disagi, difficoltà e malessere, quindi non vanno visti solo dal punto di vista nutrizionale.

Infatti, come puoi leggere nell’articolo dedicato, il neonato vive l’allattamento come accettazione o rifiuto personali, poiché il cibo è anche veicolo di comunicazione e relazione.

Ora, la condivisione del cibo è un aspetto estremamente importante per l’essere umano, a maggior ragione per i bambini.

pasti genitori figli

Spesso dedichiamo poca attenzione all’alimentazione dei bambini sotto il profilo comportamentale, e non per negligenza, più che altro per abitudini e condizionamenti sociali.

La scuola ad esempio, non è chiaramente orientata e deve conciliare educazione, linee guida nutrizionali e richieste genitoriali.

Colazione, pranzo e cena sono i pochi rituali rimasti in cui i bambini possono coniugare disciplina e affettività ed il pranzo è il pasto che, più di frequente avviene fuori dal contesto familiare.

La mensa scolastica invece è importante sia per l’alimentazione dei bambini che per l’esperienza che i piccoli fanno del pasto.

Ora, le attuali abitudini alimentari evidenziano come l’indebolimento di cultura e tradizioni territoriali abbia ridotto anche il concetto di convivialità legata al pasto.

Vediamo cos’è la convivialità e quanto è importante nell’alimentazione dei bambini

Possiamo definire la convivialità come il piacere derivante dallo stare con gli altri.

Convivialità nel pasto significa condividere sapore e gusti di alimenti che hanno storia e significato simbolico, poiché legati a tradizioni e rituali della propria società di appartenenza.

Ci sono 3 aspetti che rendono il pasto un’esperienza conviviale:

  • il gusto di mangiare
  • il piacere di condividere cibo insieme ad altri
  • le regole della tavola

Il gusto di mangiare

Significa assaporare i cibi godendo di consistenza, profumi e colori.

Il cibo evoca sensazioni più o meni piacevoli poiché può essere croccante o molle, dolce o aspro, salato o insipido.

Quindi mangiare non significa solo nutrirsi, bensì anche provare piacere insieme ad altri.

Il piacere di condividere il cibo insieme ad altri

Significa stare a tavola insieme ad un gruppo, come la classe o la famiglia, conversare e godere dell’accettazione del dono rappresentato dal cibo.

C’è una grande differenza fra mangiare una torta di compleanno spegnendo le candeline in compagnia di famiglia o amici oppure mangiare da soli delle merendine industriali.

La convivialità è un aspetto spesso sottovalutato, invece è importantissimo per l’alimentazione dei bambini, poiché è anche veicolo di valori, regole e tradizioni.

Le regole della tavola

Passando dal seggiolone alla tavola il bambino assimila regole come l’uso delle posate, la successione delle portate, lo stare composti, aspettare gli altri prima di mangiare, non portare a tavola nulla che non c’entri con il pasto.

Le regole della tavola racchiudono i principi cardine alla base della convivenza sociale, quindi vivere il pasto come un’esperienza conviviale diventa un potente veicolo educativo.

alimentazione dei bambini

Ora, la tavola familiare moderna racchiude sempre meno questi tre aspetti, mentre la mensa scolastica è spesso priva di convivialità, questo rende l’alimentazione dei bambini un’esperienza fredda, quasi meccanica.

Invece è importante che la scuola restituisca socialità e convivialità al pasto, promuovendo anche una diversa cultura legata all’alimentazione dei bambini, avvicinando i piccoli sia al significato che alla storia del pasto come esperienza sociale.

È grazie alla convivialità che le regole della tavola vengono interiorizzate anche come regole sociali e quindi rispettate non per imposizione, bensì per piacere.

In questo gli insegnanti hanno un ruolo importante.

Per i bambini, educatrici e insegnanti sono i primi riferimenti esterni alla famiglia, poiché da loro ricevono conferme sul proprio valore, il grado di apprezzamento sociale, quanto sono accettati e amati.

Quindi le mense scolastiche non devono limitarsi nutrire i corpi, bensì vedere l’alimentazione dei bambini anche come un’esperienza umana e sociale.

Questo significa anche essere tolleranti quando i bambini rifiutano il cibo, magari esprimendo sfiducia o sospetto, evitando di vederlo come un rifiuto personale verso educatrici e insegnanti o peggio, come banali capricci.

Non stiamo dicendo di assecondare qualsiasi richiesta dei bambini.

Stiamo semplicemente dicendo che i comportamenti alimentari dei bambini sono sia espressione che veicolo di dinamiche interiori e come tali vanno osservate.

Infatti fin dall’asilo l’alimentazione dei bambini non deve essere riflesso di metodi educativi freddi e meccanici, perché i piccoli possono viverla come dimostrazione di ostilità o peggio ancora, di indifferenza.

Sappiamo tutti che non è facile fare né il genitore e né l’insegnante, quindi  non è una questione di bravura o di colpa, bensì di pazienza e costanza.

Ecco perché, anche quando si parla di alimentazione dei bambini è necessario essere morbidi prima con sé stessi e poi verso i piccoli.

Valore del cibo

Uno dei modi più semplici per aiutare i bambini a sviluppare comportamenti alimentari corretti è insegnare loro il valore del cibo, in modo semplice e divertente.

Gettare alimenti ancora commestibili è un’abitudine radicata nella società moderna, quindi è fondamentale insegnare ai bambini l’importanza del riciclo alimentare, aspetto spesso sottovalutato.

Ancora poche famiglie conservano gli avanzi di cibo impegnandosi a buttare meno alimenti possibile, anche se la situazione sta pian piano migliorando.

Secondo il report “Waste Watcher International Observatory on Food and Sustainability”, gli italiani nel 2020 hanno gettato 5.2 milioni di tonnellate di cibo, equivalente a ben 9.7 miliardi di euro.

Ora, il buon esempio dei genitori fa comprendere ai bambini che il cibo non consumato e ancora commestibile non va gettato.

Nei paesi più sviluppati si produce più del consumato, di conseguenza si butta anche ciò che non serve.

Le ragioni principali per cui gettiamo via così tanto cibo ancora commestibile sono:

  • pasti non consumati
  • alimenti vicini alla scadenza
  • cibi leggermente danneggiati ma ancora commestibili
  • confezioni non idonee o danneggiate

Le nostre generazioni spesso non sanno cosa significa non avere nulla da mangiare.

I nonni sono un verso tesoro di conoscenza, poiché possono raccontare ai piccoli com’era l’alimentazione dei bambini decenni fa e le difficoltà vissute.

Questo non significa traumatizzare i bambini, bensì l’esatto contrario, ovvero aiutarli a comprendere il valore del cibo.

Un altro metodo efficace è coinvolgere i bambini nell’acquisto degli alimenti o nella scelta del menù, rendendoli partecipi della gestione alimentare.

Giocando a fare la spesa oppure a fare il cuoco, i bambini sviluppano anche senso di responsabilità legato al cibo.

curale l'alimentazione dei bambini

Infine possiamo insegnare ai bambini che ciò che non si finisce a pranzo verrà riproposto poi a cena.

E’ bene comunque non esagerare perché l’alimentazione dei bambini non deve essere una guerra, bensì un processo di educazione attraverso valori e regole.

Bambini inappetenti

I bambini inappetenti spesso non mangiano non perché non gli piaccia ciò che viene proposto, poiché spesso rifiutano anche di assaggiare.

Uno dei metodi più semplici e spesso funzionali è il gioco dell’assaggio.

Ovvero invitiamo il bambino ad assaggiare un boccone della portata, comunicando bene che è un gioco.

Nella maggior parte dei casi grazie al gioco raggiungiamo lo scopo, poiché il bambino non solo assaggia, spesso finisce ciò che ha nel piatto.

Ora, quando un bambino dimostra inappetenza è importante farlo mangiare insieme ad altri bambini, poiché spesso tendono ad emulare le azioni che vedono compiere intorno a sé.

È così che buona parte dei bambini inappetenti, imitando gli altri coetanei, nel giro di qualche settimana iniziano a mangiare ciò che prima non volevano nemmeno assaggiare.

Un altro aspetto importante dell’alimentazione dei bambini è insegnare ai piccoli che gli avanzi di cibo possono essere utilizzati per altre ricette, e non necessariamente gettati.

Ad esempio, con la carne avanzata possiamo fare gustose polpette, le verdure possono farcire torte salate, il pane duro diventa pangrattato.

In questo caso è funzionale giocare a fare il cuoco, coinvolgendo i bambini nella scelta e/o preparazione delle pietanze, dividendosi le mansioni in base ad età e competenze.

L’alimentazione dei bambini è molto più della fredda nutrizione, poiché come abbiamo visto è terreno di socialità e relazioni.

L’alimentazione dei bambini è in parte anche lo specchio della società, poiché possiamo comprendere quali valori e regole vengono veicolati nella condivisione del cibo.

La condivisione del cibo è un aspetto fondamentale dell’essere umano, antico quanto il tempo poiché terreno di relazioni, emozioni, sentimenti, accordi, ecco perché l’alimentazione dei bambini è terreno sia di formazione che di educazione.

Alimentazione ed emotività sono strettamente correlate poiché come abbiamo visto, il cibo è anche un mediatore di relazioni ed affetti.

Il cibo infatti è un potentissimo veicolo di emozioni, relazioni, amore, accoglienza, accettazione, rapporti.

Come diceva il filosofo Robert Nozick, professore presso l’Università di Harvard: “Mangiare implica un rapporto di intimità… Quando mangiamo la distanza tra noi e il mondo si riduce al minimo. Il mondo entra in noi, diventa noi. Siamo fatti di pezzi di mondo.”

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