Margherita Hack: storia della più grande astrofisica italiana

Margherita Hack, nata 12 giugno 1922 a Firenze e scomparsa il 29 giugno 2013 a Trieste è stata un’astrofisica e scienziata italiana che ha lasciato un’impronta indelebile nel campo dell’astronomia e della fisica a livello internazionale.

Margherita Hack, chiamata anche la “Signora delle stelle” è considerata sia la più grande astrofisica italiana che una delle donne più influenti in ambito scientifico.

Una piccola curiosità, Margherita Hack nacque a Firenze in via delle Cento Stelle, un connubio con il cielo che l’ha accompagnata per tutta la vita.

margherita hack

Foto di Festival della Scienza – licensed under CC BY-SA 2.0

Storia di Margherita Hack

Margherita Hack nacque da Maria Luisi Poggesi e da Roberto Hack, entrambi toscani.

Il padre Roberto, fiorentino di lontane origini svizzere e religione protestante lavorava come impiegato contabile presso la Società Elettrica Valdarno, un’impresa che produceva energia elettrica per la Toscana.

La madre Maria Luisa Poggesi, diplomata all’Accademia delle Belle Arti era impiegata all’ufficio del telegrafo.

Furono anni duri poiché durante il fascismo, il padre Roberto a causa delle sue posizioni politiche fu prima allontanato da lavoro e in seguito licenziato, mentre la madre Maria abbandonò l’impiego per occuparsi della figlia, realizzando miniature e copie di quadri degli Uffizi per i turisti stranieri.

Crescendo Margherita Hack frequentò il liceo classico Galilei, studiando con autorevoli professori dell’epoca come Enrica Calabresi (matematica), Alessandro Setti (greco), Giorgio Spini (italiano) e Cesare Luporini (filosofia).

Anche se ottenne buoni risultati in fisica e matematica, all’università scelse le materie umanistiche iscrivendosi al corso di laurea in lettere.

Tuttavia quando la Hack seguì la prima lezione con il Prof. Giuseppe De Robertis, critico letterario, inerente a un libro di Emilio Cecchi dal titolo “Pesci Rossi”, comprese di aver preso la strada sbagliata.

Decenni dopo, durante un’intervista Margherita Hack rivelò che non ricordò nulla di quella sua prima lezione, solo una gran noia e comprese che stava sbagliando percorso.

Così si iscrisse alla facoltà di fisica, materia che durante il liceo le suscitava maggiore interesse.

Qui Margherita Hack conobbe il Prof. Giorgio Abetti, all’epoca direttore dell’Osservatorio Arcetri e il suo assistente Mario Girolamo Fracastoro, futuro direttore dell’Osservatorio Astrofisico di Catania, iniziano a dedicarsi alle osservazioni.

Nello stesso periodo incontrò Aldo De Rosa, suo compagno di giochi durante l’infanzia, fino a quando, ancora bambino dovette lasciare Firenze con la famiglia per seguire il padre poliziotto prima a l’Aquila e poi a Palermo.

I due iniziarono subito a frequentarsi e dopo poco si sposarono.

Nonostante Margherita Hack fosse atea, per amore del marito accettò di sposarsi con cerimonia religiosa, precisamente il 19 febbraio 1944 presso la chiesa di San Leonardo in Arcetri (FI).

L’anno successivo la Hack si laureò in astrofisica con 101/110, presentando una tesi sulle proprietà di una classe di stelle variabili, le Cefeidi e in particolare su una chiamata FF Aquilae.

Margherita Hack realizzò la sua tesi presso l’Osservatorio di Arcetri, quando era diretto dal fisico e astronomo padovano Giorgio Abetti, che per lei restò sempre un modello come ricercatore, scienziato e insegnante.

La Hack continuò a frequentare l’Osservatorio come assistente volontario, poi nel 1946 vinse una borsa di studio dell’Istituto di Ottica dell’Università di Firenze per l’insegnamento di matematica e geometria.

Tuttavia erano anni duri, soprattutto per la ricerca, infatti il primo impiego arrivò nel 1947 presso la ditta milanese Ducati, operante nel campo dell’ottica, così Margherita e Aldo si trasferirono a Milano.

Poco dopo a Firenze fu indetto un concorso per aiuto astronomo, che Margherita Hack superò brillantemente, potendo così tornare nel capoluogo toscano.

La Hack oltre a perseguire le osservazioni sulle Cefeidi, ancora poco conosciute, si dedicò autonomamente alle stelle di tipo spettrale Be, estremamente calde in superficie (oltre 20.000 gradi) e luminose.

Nel 1950 divenne assistente alla cattedra di astronomia, poi due anni dopo pubblicò il suo primo articolo, ovvero un’analisi comparativa su una decina di stelle Be.

Nello stesso periodo fece domanda presso l’istituto di Astrofisica di Parigi, uno dei migliori al mondo, dove poté lavorare con l’astrofisico e astronomo francese Daniel Chalonge, uno dei fondatori dell’Istituto.

Qui Margherita Hack propose un nuovo sistema di classificazione che, dopo le iniziali perplessità venne accolto da Daniel Chalonge e poi pubblicato negli annali di astrofica.

astrofisica

Firenze 23 Ottobre 2008 – licensed under CC BY-SA 3.0

Nel 1954 ottenne la libera docenza e, incoraggiata dal marito avviò una collaborazione con il Nuovo Corriere di Firenze a favore della divulgazione scientifica, un progetto parecchio audace per l’epoca.

Per continuare ad occuparsi delle Cefeidi, la Hack chiese il trasferimento presso l’Osservatorio di Merate, in provincia di Lecco, tenendo anche corsi di radioastronomia e astrofisica presso l’Istituto di Fisica dell’università di Milano.

Successivamente collaborò con diverse realtà internazionali, come l’Institute for advanced study di Princeton (New Jersey – USA) , gli Osservatori di Utrecht e Gröningen (Olanda) , l’Institut d’astrophysique di Parigi, l’Università di Berkeley (California – USA) e le università di Ankara (Turchia) e Città del Messico.

Il 17 marzo 1964 Margherita Hack, durante un convegno di astrofisica a Bologna scoprì di aver vinto il concorso per la cattedra di astronomia presso l’Università di Trieste, diventando la prima donna a dirigere un osservatorio astronomico in Italia.

Sotto la sua direzione, che durò fino al 1978, l’Osservatorio di Trieste oltre a implementare la sua attività di ricerca ottenne rinomanza internazionale.

Dal 1975 collaborò costantemente con diverse realtà americane quali Victoria, Los Angeles e Priceton, analizzando i dati rilevati dal satellite Copernicus sulla stella ß Lyrae.

Nel 1978 fu tra i fondatori della rivista bimensile L’Astronomia, poi insieme a all’astrofisico Corrado Lamberti ha diretto Le Stelle, rivista di cultura astronomica e divulgazione scientifica.

Nel 1980 concretizzò il progetto di un istituto di astronomia presso l’Università di Trieste, divenendo dipartimento dal 1985 e diretto dalla stessa Hack fino al 1990.

Margherita Hack terminò di insegnare nel 1992, dopo aver raggiunto i limiti di età, continuando a dedicarsi sia alla ricerca che all’organizzazione del dipartimento triestino, di cui fu nuovamente direttrice dal 1994 al 1997, anno in cui si ritirò dall’attività lavorativa pubblica.

Margherita Hack si spense il 29 giugno 2013 all’età di 91 anni, presso l’ospedale Cattinara di Trieste, dov’era ricoverata per problemi cardiaci.

Il marito Aldo De Rosa, suo compagno per tutta la vita si spense all’età di 94 anni il 26 settembre dell’anno successivo.

Sia Margherita che Aldo sono sepolti presso il cimitero Sant’Anna di Firenze.

Margherita Hack, grazie alla sua costante opera di ricerca, studio e promozione ha dato un incredibile contributo alla scienza, permettendo alla comunità astronomica italiana di espandere la sua attività nell’utilizzo di diversi satelliti, raggiungendo una forte rinomanza internazionale.

La Hack è stata anche membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei, una delle istituzioni scientifiche più antiche d’Europa (Roma, 1603), ha lavorato presso numerosi osservatori europei e americani ed è stata membro di gruppi di lavoro sia della NASA che dell’ESA.

Ha anche pubblicato diversi lavori su riviste internazionali, oltre a testi sia universitari che divulgativi, infatti nel 1995 ha ricevuto il Premio Internazionale Cortina Ulisse per la divulgazione scientifica.

Inoltre si è occupata di ricerche sui buchi neri, scrivendo poi il libro “L’Universo alle soglie del 2000”.

Attività politica e sociale

Per ciò che concerne l’attività politica, Margherita Hack fu iscritta al Partito Radicale Transazionale.

La Hack si è sempre dichiarata atea, infatti riteneva che l’etica non derivasse dalla religione, bensì dai principi di coscienza che permettono una visione della vita rispettosa del prossimo, della sua libertà e individualità.

Fu sempre avversa a ogni forma di superstizione, compreso le pseudoscienze, infatti dal 1989 fu garante scientifico del CICAP, Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze.

Dal 2002 fu presidente onoraria dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, poi nel 2005 si iscrisse all’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica.

L’associazione è stata fondata nel 2002 da Luca Coscioni, attivo sia nel sociale che nella politica con il Partito Radicale e nel suo statuto, tra gli scopri principali prevede:

  • la promozione della libertà di ricerca scientifica
  • la promozione della libertà di cura e delle altre libertà civili
  • l’affermazione del diritto alla scienza, all’autodeterminazione individuale e dei diritti umani, civili e politici, a partire dalle persone con disabilità o malattie

La Hack, animalista convinta e vegetariana fin da bambina, ha sempre sottolineato l’importanza di sviluppare al massimo le energie rinnovabili, poiché necessarie a soddisfare parte del bisogno energetico.

Inoltre fu una delle figure intellettuali che prese posizione a difesa della lingua italiana.

Nella sua ultima intervista dell’8 giugno 2013, rilasciata all’Associazione Radicale Esperanto, la Margherita Hack si disse contraria all’utilizzo esclusivo e obbligatorio della lingua inglese nelle università italiane.

Infatti dichiarò che non bisogna abbandonare la propria lingua, poiché certi concetti si possono esprimere solo se una lingua la si conosce bene come la propria.

Una piccola curiosità: da giovane Margherita Hack praticò sia pallacanestro che atletica leggera, divenendo campionessa di salto in lungo e in alto nei campionati universitari.

Riconoscimenti

Il 12 giugno 2022, per il centenario della nascita di Margherita Hack le Poste Italiane hanno emesso un francobollo a lei dedicato.

Il giorno successivo presso il cortile della sede centrale dell’Università degli Studi di Milano, è stata inaugurata una scultura bronzea che la raffigura intenta a guardare il cielo.

statua margherita hack

foto Comune di Milano – licensed under CC BY 3.0 IT 

La statua intitolata “Sguardo Fisico” è opera dell’artista bolognese Daniela Olivieri ed è la prima in Italia a raffigurare una scienziata.

A Margherita Hack sono intitolate diverse vie e piazze italiane, rispettivamente a Firenze, Reggio Calabria, Milano e Pergine (TN).

A lei è intitolato anche il Palasport di Carpi (MO), la biblioteca comunale di Condove (TO) e diverse scuole rispettivamente a Campi Bisenzio (FI), Mogliano Veneto (TV), Suzzara (MN), Spiena (VE) e Torino.

L’asteroide 1995 PC, scoperto dall’astronomo Andrea Boattini e dall’astrofilo amatoriale Luciano Tesi, entrambi toscani è stato denominato 8558 Hack dall’Unione Astronomica Internazionale.

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