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Il gioco nei bambini: perché è importante per lo sviluppo

Vediamo l’importanza del gioco nei bambini e perché è essenziale per il loro sviluppo.

Umberto Eco diceva che giocare è uno dei bisogni fondamentali dell’essere umano.

Infatti il gioco nei bambini ha grandissime potenzialità poiché è espressione di libertà.

gioco nei bambini

Oggi buona parte delle attività dei bambini viene organizzata dagli adulti, invece il gioco deve essere esercitato con la massima creatività poiché ripetiamo, è espressione di libertà.

Tutti i mammiferi giocano, è il mezzo con cui Madre natura permette ai piccoli di apprendere in modo leggero oltre che sviluppare l’intelligenza, imparando a conoscere i pericoli senza venire schiacciati dalla paura.

Ora, nella nostra società il gioco viene visto come attività secondaria, un modo per scaricare energia e tensione o ancora peggio, come perdita di tempo, invece numerosi studi indicano come giocare potenzi l’intelligenza.

Il bambino sviluppa l’intelligenza anche impegnando i suoi sensi, poiché interagendo con l’ambiente impara, sperimenta, si evolve.

Il bambino nei primi mesi di vita interagisce con l’ambiente circostante attraverso il suo corpo, metro di misura con il quale scopre e quantifica il mondo intorno a sé.

immaginazione bambini

La libertà con la quale gioca a scoprire il mondo è direttamente proporzionale allo sviluppo della sua intelligenza.

Infatti il sistema scolastico di alcune nazioni tiene ben conto del valore del gioco nei bambini.

Un esempio è la Finlandia, dove la scuola inizia a 7 anni invece che a 6, lasciando ai piccoli un anno in più per giocare, proprio perché consci dell’enorme importanza del gioco nei bambini e del ruolo che ricopre nel loro sviluppo psicofisico.

I finlandesi credono che lasciare ai bambini un anno in più per giocare sia un investimento per il loro futuro, e non una perdita di tempo.

Infatti nelle scuole finlandesi il gioco nei bambini viene incentivato, lasciando ampio spazio a libertà e creatività, oltre che invogliare le attività all’aria aperta, nonostante il clima rigido.

In Italia invece, come in buona parte dell’Europa molti spazi dedicati ai bambini sono quasi scomparsi.

Le piazze sono diventate parcheggi, i cortili sono occupati dai box auto e le rigide regole condominiali spesso non permettono ai piccoli di giocare.

Invece attenzione, per i bambini è fondamentale giocare con i propri coetanei, specialmente nell’età fra i 3 ed i 6 anni, quando si creano le basi per l’intelligenza sociale.

Oggi in Occidente i bambini hanno molti contatti con adulti, ma pochi contatti con i loro coetanei e non va bene.

Invece l’importanza del gioco nei bambini specialmente fra coetanei è fondamentale, poiché gli permette di scoprire e ampliare la propria intelligenza.

importanza gioco nei bambini

Oggi siamo circondati da tecnologia comoda e veloce, credendo che possa in parte sostituire la naturalezza del gioco libero e creativo, ma non è così.

A prescindere dalla tecnologia i bambini continuano ad avere corpo e intelligenza, ovvero imparano facendo, muovendosi, toccando, sperimentando.

Infatti fin dagli albori della storia il gioco ha sempre avuto un ruolo fondamentale.

Aristotele lo definiva come attività ed esperienza né finalizzata né produttiva, ma utile per lo sviluppo sia della personalità che della sfera cognitiva.

Friedrich Fröbel (tedesco) definito il “pedagogista del Romanticismo”, è famoso per aver creato ed adottato il concetto di Giardino d’infanzia (Kindergarten).

Nel corso del 1800 grazie ai Giardini d’Infanzia inizia un nuovo modo di vedere ed educare i più piccoli.

Secondo il pedagogista Fröbel i bambini hanno il forte bisogno di esprimere il loro mondo interiore, e non lo fanno attraverso il linguaggio, bensì attraverso il gioco.

Per Fröbel il Giardino d’Infanzia era un luogo dove bambini, genitori ed educatori partecipavano in maniera attiva e comunitaria.

Nel 1900 il valore educativo del gioco nei bambini viene applicato da diversi studiosi, la più famosa è Maria Montessori, educatrice, pedagogista, filosofa, medico e neuropsichiatra infantile.

maria montessori

Da lei nasce il sistema educativo Montessori, praticato in circa 60.000 scuole nel mondo, specialmente in nazioni come Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Paesi Bassi.

Anche lo storico e linguista olandese Johan Huizinga studiò il valore educativo del gioco nei bambini.

Nel suo saggio intitolato Homo ludens, Johan Huizinga definiva il gioco “fondamento di ogni cultura dell’organizzazione sociale”.

Come sempre ci sono diverse teorie, comunque tutte ritengono il gioco nei bambini come attività vitale, poiché strumento fondamentale per il loro sviluppo psicologico, motorio e cognitivo.

Inoltre giocare è sia alla base della prima percezione di sé che della costruzione della propria identità personale.

Creatività e libertà di espressione

Uno degli elementi basilari del gioco è la libertà.

Il bambino deve essere libero di scegliere se, quando e come giocare, altrimenti l’imposizione toglie la componente ludica, quindi il concetto stesso di giocare.

I bambini non scelgono di giocare per un motivo preciso, bensì solo perché è divertente e soprattutto nei primi anni di vita è percepito come attività che dona benessere e divertimento.

Poi crescendo il gioco assume anche un ruolo sociale, ovvero un mezzo per interagire con i coetanei poiché è la prima esperienza di socialità, favorendo anche lo sviluppo di doti comunicative e sociali.

Inoltre giocare insieme aiuta i bambini ad apprendere valori come collaborazione, cooperazione, solidarietà ed empatia, sperimentando anche il primo senso di appartenenza ad un gruppo.

gioco nei bambini

Il gioco nei bambini è anche lo strumento principale con cui i piccoli imparano a conoscere e gestire le proprie emozioni

Ad esempio, la curiosità, l’emozione di vincere, superare le difficoltà, raggiungere il traguardo, la frustrazione della prima sconfitta, la delusione dell’insuccesso, fanno si che il gioco nei bambini diventi una vera e propria palestra, sia per il carattere che per l’equilibrio.

Inoltre ogni gioco implica delle regole e come tali vanno rispettate, favorendo la maturazione di aspetti legati a educazione, senso civico e sociale.

Infine il gioco è anche un potentissimo strumento di comunicazione all’interno della stessa famiglia, poiché rafforza i legami affettivi fra genitori e figli oltre che tra fratelli e/o sorelle, poiché stimola la competizione in senso cooperativo.

Gioco educativo

Un gioco è educativo quando favorisce la crescita dei piccoli, permettendogli di imparare cose nuove, chiarire concetti o rafforzare conoscenze, il tutto con modalità differenti dall’apprendimento tradizionale.

Un gioco educativo trasferisce conoscenza in maniera indiretta, ovvero non spiegata da genitori, insegnanti o attraverso testi scolastici, bensì grazie a esperienze coinvolgenti.

Il gioco educativo stimola i bambini ad apprendere e memorizzare conoscenza, sperimentando, scoprendo, creando qualcosa di nuovo e originale.

Il tutto colorato da una forte componente ludica, essenziale per assimilare conoscenza ed esperienza.

Stadi di sviluppo del gioco nei bambini

Il gioco inteso come strumento di formazione e crescita deve seguire l’età del bambino, poiché finalizzato a sviluppare abilità motorie come la coordinazione oppure abilità intellettuali, come memoria e associazioni di idee.

Quindi il gioco nei bambini si sviluppa per stadi, all’inizio è piacere, divertimento, poi nasce la capacità di attribuirgli un significato.

Dalla nascita fino ai 2 anni di vita, il gioco nei bambini favorisce l’intelligenza senso-motoria, ad esempio quando ripetono gli stessi movimenti senza stancarsi di tale ripetitività.

Ad esempio, possono giocare con macchinine, peluche, trenini, palloni, fino ai primi giochi musicali che producono versi di animali da fattoria, interagendo anche in maniera ripetitiva.

In questa fase del gioco nei bambini possiamo introdurre quelli interattivi o libri per l’infanzia, stimolandoli ad esempio a riconoscere semplici forme, personaggi, colori e animali.

immaginazione bambini

Dai 2 ai 7 anni con l’incremento dell’attività cerebrale si sviluppa l’intelligenza preoperatoria, il bambino inizia a comprendere la realtà che lo circonda, volendola poi rappresentare a suo modo.

In questa fase il gioco nei bambini diventa simbolico, ovvero usando diversi strumenti come matite, pennarelli, colori e realizzano le prime rappresentazioni di carta.

Qui i piccoli inventano anche le prime storie che hanno come protagonisti bambole e pupazzi, assemblano le prime costruzioni, si approcciano ai primi puzzle allenando sia memoria che ragionamento.

In questa fase i bambini iniziano ad esercitare le loro doti creative, si approcciano ai primi strumenti musicali, esprimendo al massimo fantasia e creatività, trasformando gli oggetti in qualcosa di funzionale ai loro giochi.

Una sedia diventa una macchina, un bastone diventa un cavallo, uno scatolone diventa una casa.

Dai 6-7 anni fino agli 11-12 il gioco nei bambini stimola i primi ragionamenti oltre a favorire l’accettazione del concetto di regola.

Inizialmente i piccoli tendono ad aggirare le regole o usarle a proprio vantaggio, poi con il tempo comprendono la naturale funzione del concetto di regola e di come possa essere coinvolgente anche nel gioco.

In questa fase i bambini iniziano a sentire il forte bisogno di socializzare con i propri coetanei, quindi giocare diventa strumento di confronto, basilare per assimilare valori come rispetto e convivenza sociale.

Il gioco nei bambini è la palestra della vita, attraverso la quale assorbono conoscenza e valori, patrimonio indispensabile per diventare poi adulti forti ed equilibrati.

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