Sonno condiviso e sogni dei bambini, Dott. McKenna

Vediamo ora l’importanza del sonno condiviso fra genitori e neonati secondo gli studi del Dott. McKenna, antropologo biologico statunitense.

Nella seconda parte vediamo l’importanza dei sogni nei bambini.

Come vedremo a breve il sonno condiviso è poco conosciuto, oltre che soggetto a pregiudizi e paure.

Per comprendere bene l’importanza del sonno condiviso diamo un accenno alle origini evolutive del modo di dormire della specie umana.

sonno condiviso neonati

Struttura, comportamento e sviluppo fisiologico dei neonati si sono formati migliaia di anni fa, tra l’epoca dei cacciatori raccoglitori e la rivoluzione agricola.

Il dott. James McKenna, antropologo biologico americano, ha fondato e diretto il Mother-Baby Behavioral Sleep Laboratory presso l’Università di Notre Dame, a South Bend, nello stato dell’Indiana.

Il dott. McKenna, ricercatore sulla SIDS da oltre 10 anni (sindrome della morte improvvisa del lattante) ha studiato fisiologia e comportamento di madri e bambini che dormono insieme, ovvero del sonno condiviso.

Il dott. McKenna ha approfondito il sonno dei neonati secondo un’ottica evolutiva, come il loro corpo sia biologicamente programmato per dormire, studiando ciò che lui definisce le esperienze di sonno dei neonati rispetto alle nostre aspettative sociali, evidenziando come ci sia un enorme abisso.

Secondo lo scienziato, recenti modelli psicologici e pediatrici insieme a convenzioni culturali hanno creato un’opinione comune su come il bambino dovrebbe normalmente dormire.

Tuttavia questa opinione comune è in netto contrasto con i bisogni di sviluppo biologico del bambino, infatti il dott. McKenna sostiene che oggi imponiamo ai neonati un nuovo tipo di esperienza legata al sonno.

I nostri antenati hanno sviluppato caratteristiche di sopravvivenza presenti ancora oggi, a prescindere da differenze culturali e territoriali, che potrebbero non collimare con le attuali aspettative genitoriali.

Il dott. McKenna pone l’attenzione sulla differenza fra esseri umani e altri primati.

La circonferenza cranica degli esseri umani è in media più grande dell’apertura pelvica, e questo sarebbe avvenuto con l’acquisizione della posizione eretta.

Per questo motivo i neonati nascono estremamente immaturi rispetto agli altri mammiferi, poiché hanno il cervello neurologicamente meno maturo, con solo il 25% del volume definitivo.

Ad esempio, gli scimpanzè nascono con il 45% del volume del cervello, tuttavia i cuccioli vengono trasportati dalle madri in media dai due ai 4 anni di vita, con un lungo periodo di allattamento.

Gli esseri umani terminano buona parte della gestazione fuori dall’utero, poiché per via della grandezza dello scavo pelvico, dentro l’utero sarebbe impossibile.

Secondo il dott. McKenna i bambini dovrebbero stare altri sei mesi nell’utero per avere uno sviluppo simile agli altri mammiferi, poiché dopo la nascita hanno bisogno di un ambiente estremamente sicuro e protetto.

sonno condiviso bambini

Gli esseri umani fanno parte di quelle specie che portano i cuccioli con sé, come ad esempio le scimmie, in modo particolare i primati (scimmie antropomorfe).

Il latte delle specie cacciatrici è ricco di proteine e grassi oltre che molto calorico e povero di zuccheri, saziando i cuccioli per lunghi periodi, permettendo alle madri di lasciare le tane, cercare cibo e poi tornare dai cuccioli.

Invece il nostro latte materno è diverso, come se fosse progettato per un cucciolo (bambino) che vive costantemente in prossimità della mamma.

Infatti i neonati mangiano frequentemente, sia di giorno che di notte ed ecco perché nei primissimi mesi di vita, il rapporto con la mamma è fondamentale.

Le culture occidentali spesso incoraggiano lunghe separazioni fra mamma e neonato, questo fin dalla nascita, mentre attenzione, per il neonato la mamma rappresenta la sopravvivenza.

La qualità del rapporto fra neonato e ambiente circostante, prima di tutto con la mamma, influisce sia sullo sviluppo psico emotivo del bambino che sul suo equilibrio da adulto.

Pregiudizi e false aspettative legate al sonno dei neonati

Negli Stati Uniti fra il 20% ed il 40% dei problemi pediatrici coinvolgono il sonno e secondo il dott. McKenna questo nasce dall’aspettativa errata dei genitori su come dovrebbe dormire i bambini.

Aspettative spesso in contrasto con come il bambino è biologicamente programmato per dormire.

Il dott. McKenna sostiene che non ha senso vedere l’incapacità dei neonati di dormire a orari prestabiliti come un fallimento dei genitori, o peggio ancora del bambino, come non ha senso aspettarsi dormano tutta la notte, poiché è normale che si sveglino di frequente.

In realtà, il dott. McKenna spiega come i neonati si sveglino moltissime volte, solo che i genitori non se ne accorgono.

Questo accade se i neonati dormono vicino a mamma e papà, il cosiddetto sonno condiviso, e svegliandosi vedono i propri genitori vicino, si tranquillizzano e si riaddormentano.

Se invece i neonati si svegliano e non vedono i genitori, allora sentono la paura della separazione, dell’abbandono, quindi piangono per chiamare mamma e papà.

Il dott. McKenna ricorda spesso un aspetto che sembra scontato, tuttavia non lo è, ovvero: i neonati non arrivano in questo mondo già adattati alla vita sociale, per quanto possano essere dinamici e versatili.

rapporto papà figli

Dott. Mckenna: i vantaggi biologici del sonno condiviso

Per i neonati il contatto fisico è fondamentale, prima di tutto con mamma e papà, quindi il sonno condiviso può essere estremamente importante.

Si tende a credere che il neonato dormendo con mamma e papà possa correre il rischio di soffocare, tuttavia non è così pericoloso come spesso si crede, poiché i bambini hanno la capacità di proteggere narici e bocca dall’occlusione.

Infatti il dott. McKenna sostiene che i neonati siano strutturati per proteggersi in situazioni di sonno condiviso, poiché è così che hanno attraversato l’evoluzione.

Ora, il sonno condiviso implica fisicità familiare e la letteratura scientifica evidenzia i benefici del contatto fisico fra genitori e figli.

Infatti le ultime ricerche del dott. McKenna si rivolgono al sonno condiviso fra mamma e neonato, monitorando le reazioni fisiche e registrandoli sia insieme che separatamente.

I sogni nei bambini

Questo è un tema estremamente ampio e profondo, quindi diamo solo una breve panoramica.

Dal punto di vista psicologico il sogno è una finestra sul proprio mondo interiore, poiché attraverso i sogni entriamo in contatto con istinti, paure, desideri.

Inoltre i sogni sono anche una compensazione di atteggiamenti naturali che adottiamo nella nostra vita quotidiana.

Lo stesso vale i bambini.

Nei sogni i bambini possono ripetere esperienze quotidiane, ovvero qualcosa che è successo a scuola, a casa, al parco, un litigio con gli amichetti, oppure il tentativo di drenare un eccesso di tensione accumulata durante il giorno.

È importante conoscere i sogni dei bambini poiché avvicinandoci al loro mondo, possiamo guidarli con presenza e senza giudizio.

sonno dei neonati

Come i sogni cambiano con l’età

Nei primi 3 anni di vita i sogni spesso riflettono sia l’appagamento di desideri fisici che un turbamento rispetto a sensazioni forti che il bambino non è riuscito ad elaborare durante il giorno.

Dai 4 anni in avanti iniziano i sogni avventurosi, dove bene e male, quindi anche vita e morte iniziano a confrontarsi.

Questa fase è molto interessante, perché nei sogni del bambino emergono aspetti ambivalenti della sua personalità.

Ci possono essere personaggi cattivi che in modo simbolico permettono al bambino di esprimere le sue tendenze aggressive.

Alcuni classici esempi sono il lupo cattivo o la strega, che fanno da alter ego ai bambini con personalità mite.

Dai 7 anni all’adolescenza

Dai 7 anni fino alla preadolescenza i sogni sono dominati da scene quotidiane, dove il bambino cerca di elaborare esperienze relazionali vissute in ambienti come famiglia, amici, scuola.

Nella fase adolescenziale l’attività onirica è caratterizzata dalle espressioni del corpo, la sessualità nascente e la conquista della propria identità.

I brutti sogni

Gli incubi per quanto poco piacevoli, in realtà hanno una funzione positiva per la crescita.

L’incubo esprime simbolicamente le emozioni che lo turbano e nel contempo rappresenta anche una purificazione dalle sue stesse paure.

Qui è importante che i genitori rispondano con ascolto e coccole al brutto sogno del bambino, aiutandolo a riaddormentarsi, evitando di spaventarsi di fronte all’agitazione del piccolo, poiché si ottiene l’effetto contrario.

Quindi è importante trasmettere sicurezza al bambino, aiutandolo così a non subire le sue paure, bensì attraversarle.

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